Ne Il Resto del Carlino.

PARIGI — Atteso da quattro anni, il nuovo Pennac arriva oggi in libreria, ma i fans delle avventure della tribù Malaussene saranno delusi. «Le dictateur et le hamac» è un romanzo molto diverso dalla saga di Benjamin, di professione capro espiatorio, di Therese, e degli altri eroi di Belleville narrati in «Il paradiso degli orchi», «La prosivendola», «La fata carabina», «Signor Malaussene» e nelle altre storie allucinate tra la favola e l’allegoria che Daniel Pennac ha scritto sulla variopinta e imprevedibile famiglia, rivoluzionando il “noir” francese. A 59 anni, lo scrittore anti-star per eccellenza cambia registro e porta il lettore in uno Stato il cui dittatore, Pereira, si fa sostituire da un sosia nella speranza di sfuggire al terribile destino che gli è stato predetto: la morte in una piazza, fatto a pezzi da una folla anonima. Riferimenti a Saddam Hussein? Chissà.
Questa prima parte, che l’autore descrive come «un racconto filosofico», è seguita da una lunga digressione sui ricordi in Brasile, negli anni 80, quando Pennac ha scoperto »quello strumento di saggezza che è l’amaca, e che in Brasile è un mobile che situa l’uomo tra cielo e terra«. La terza parte, «La Fenetre», la finestra, racconta il destino del sosia di Pereira, barbiere fan di Charlie Chaplin. Ma la saga Malaussene non è finita, promette lo scrittore che ha venduto oltre sei milioni di copie dei cinque romanzi. «Sto riflettendo al mio prossimo libro, esito tra diversi argomenti. E, perché no, un nuovo Malaussene?».

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